Piccola dichiarazione d'intenti

Sono un giornalista seriale. Ogni giorno macino lettere e parole, assorbo storie belle e brutte e mi metto al pc cercando di essere il più obiettivo possibile, il più scarno, essenziale, brutale, sanguinoso e lacrimevole tanto quanto la storia necessita.
Era un bel lavoro, quando ho iniziato. Lo è ancora, a tratti. Dipende dal tipo di musica che ascolto al momento.
Sembra che il lavoro del giornalista stia sparendo, tutto delegato a uffici stampa spesso improvvisati. Ogni comune, associazione, rione, comitato festeggiamenti ne ha uno. Anche l'alimentari sotto casa mia voleva mettere un ufficio stampa per declamare la bontà del suo gorgonzola piccante. E mi arrivano comunicati stampa da ristoranti con prezzi e specialità del giorno. Non ci sono più i giornalisti, adesso ci sono i "macina-riassunti". Si prendono i comunicati stampa, si rielaborano e si schiaffano sulla pagina vuota. Alla fine quello che conta è riempire la pagina bianca. Non è un'accusa, è un fatto. E io mi ci metto in mezzo. Troppo poco tempo, troppa poca professionalità, troppa voglia di fare altro. Perchè alla fine, fare il giornalista paga? Dipende... (continua)

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