Let's Love Hong Kong

Ho Yuk
Regia e sceneggiatura: Yau Ching
Hong Kong, 2002



Giochi di seduzione tra tre donne: Zero è una ragazza che vive in un cinema in disuso. Incontra Chan, che dice a tutti di “lavorare con i computer”, mentre in pratica presta la sua immagine rielaborata digitalmente per poi apparire in un sito porno, Let’s Love. Una delle più grandi fan di Chan è la prostituta Nicole.

Primo film lesbico prodotto ad Hong Kong da una regista donna, Let’s Love Hong Kong, di Yau Ching, racconta la vita, il lavoro, la sessualità, la quotidianità di tre donne, in una Hong Kong mai così desolata e squallida, inedita sul grande schermo. Tanti gli ingredienti del film: sesso mercenario, pornografia, solitudini assortite fanno da sfondo agli incroci sentimentali delle tre donne, e poi internet, e il suo ruolo nei rapporti sociali, le nuove frontiere della tecnologia prive di ogni aspetto levigato, in cui emerge solo una profonda malinconia che avvolge tutti i luoghi e le persone.
La regista, alla sua opera prima nel lungometraggio (con i suoi cortometraggi ha vinto premi e riconoscimenti in tutto il mondo) gira in modo stilizzato, sporcando spesso le immagini con una fotografia satura di luci e ricca di zone d’ombra. Il budget inesistente con cui ha girato ha giovato all’immagine del film, rendendo molte scene come sospese nell’aria, rendendo i corpi galleggianti, in attesa di un attimo di requie, una carezza che non sia solo uno squallido rapporto mercenario o autoerotismo davanti lo schermo di un computer.

In molti hanno parlato del film accostandolo alla visionarietà di David Lynch e al modo di girare di Wong Kar-wai, ma la giovane regista cerca una strada tutta sua, personale e molto sincera.

Interessante, nel film, il continuo accostare le sue donne agli animali. In effetti, Yau Ching tratta le sue donne come animali, di cui il film è pieno: cani, gatti, pesci. Su tutto un onnipresente documentario sulle giraffe. Gli animali sono esseri perfetti, che modificano il loro corpo in base all’ambiente che hanno intorno, che si adattano facilmente a qualsiasi condizione ambientale. E’ così anche per gli esseri umani? A giudicare dal film, no. E non è solo questione di territorio inospitale - mai vista una Hong Kong così degradata, piena di rovine e macerie, carcasse di auto, sporca; anche un luogo virtuale come il web è l’ennesimo strumento che divide; dovrebbe facilitare il dialogo, e finché si è nel virtuale è anche così. Ma quando ci si ritrova spalla a spalla su un terrazzo, o su un treno, allora il silenzio è l’unica cosa che prevale nei rapporto umani.
Film sui desideri inespressi, il primo film lesbico di Hong Kong usa la sessualità per parlare di solitudine. Altri poi hanno toccato e toccheranno l’argomento, ma pochi arriveranno a tali vertici di brutale sincerità.

Commenti

  1. Visto il tuo interesse per il cinema orientale mi chiedevo se farai un salto al Far Est Film Festival di Udine a fine aprile. Anche quest' anno dovrei riuscire ad esserci ^__^

    RispondiElimina
  2. Lo spero proprio... lavoro permettendo... manco da un paio di edizioni e ritornare mi piacerebbe proprio!!

    RispondiElimina

Posta un commento