Fortapasc (Cinema italiano, perchè no?)



Io sostengo i film italiani. Quelli intelligenti, quelli fatti bene, quelli ben recitati, quelli dove la regia ha un'idea e non è solo un'appendice della (brutta) serialità televisiva italiana.
Esempi a caso (in ordine rigorosamente casuale di film recenti e meno recenti che ho amato): Gomorra, Il Divo, Tutti giù per terra, I cento passi, Manuale d'amore, Paz!, Le conseguenze dell'amore, Pranzo di ferragosto, Non pensarci, L'Imbalsamatore, Tutta la Vita Davanti, Romanzo criminale, Ecco fatto...

Questo per dire che non reggo quelli che parlano solo di film "malriusciti, provinciali, squallidi, recitati da cani...". Ovvio, ci sono anche quelli (e incassano un casino), ma il cinema italiano è fatto anche di film piccoli e riusciti, di film ottimamente recitati, di film che trattano argomenti importanti e riescono a far indignare e commovere, di film che incassano una miseria, maldistribuiti, coraggiosi, barricati.

Per cui ok, io sostengo solo "certi" film italiani.

Fortapasc non l'ho ancora visto, ma ci credo (e ci spero). Tratta un argomento importante, e soprattutto molto attuale. Parla di un giornalista "abusivo" che faceva il suo lavoro e venne ucciso. Io, da umile giornalista "seriale", non posso che registrare come sia sempre più difficile fare il proprio lavoro. Che un certo tipo di giornalismo è definitivamente morto, che la rete, che vogliono imbrigliare e mettere a tacere, non ha ancora espresso il suo vero potenziale. Per cui Fortapasc potrebbe essere un film importante, che magari uscirà nel momento giusto.

Oppure (molto più verosimile), non se lo filerà nessuno e rimarrà invisibile, pronto per un passaggio televisivo notturno.

Fortapasc, il film di Marco Risi con Libero De Rienzo, Valentina Lodovini e Michele Riondino uscirà il 20 marzo a Napoli, preceduto da un’anteprima al Teatro di San Carlo il 16 marzo, e il 27 marzo in tutta Italia.

Questa la trama: nel 1985 a Napoli Giancarlo Siani viene ucciso con dieci colpi di pistola. Aveva 26 anni. Faceva il giornalista, o meglio era praticante,"abusivo" come amava definirsi. Lavorava per il quotidiano Il Mattino, prima da Torre Annunziata e poi da Napoli. E' stato l'unico cronista ucciso dalla camorra.
Era un ragazzo allegro che amava la vita e il suo lavoro e cercava di farlo bene. Aveva il difetto di informarsi, di verificare le notizie, di indagare sui fatti. Nel film lo seguiamo negli ultimi quattro mesi della sua vita. La sua ultima estate quando, dal Vomero, dove abitava, tutti i giorni scendeva all’inferno di Torre Annunziata, regno del boss Valentino Gionta. Tutto, in quel periodo, ruotava intorno agli interessi per la ricostruzione del dopo terremoto e Giancarlo vedeva. E capiva.
Lo vediamo muoversi fra camorristi, politicanti corrotti, magistrati pavidi, e carabinieri impotenti, come un giglio nel fango. Proprio la sera in cui venne ucciso, a Napoli Vasco Rossi teneva un concerto al quale Giancarlo sarebbe dovuto andare con la sua ragazza…

Ovviamente torneremo a parlarne.



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