Hawa

Regia: Guddu Dhanoa
India, 2003



Della serie "non si butta via niente". Hawa-Sexual Violence, film indiano diretto da Guddu Dhanao e prodotto dal fratello Santosh, pesca nel carniere alcuni tra i più bei film horror degli ultimi anni e li frulla in un calderone poco appetibile.

Un inizio convenzionale ma promettente, una serie di intuizioni ben congegnate ma che non colgono mai il segno, effetti speciali risibili, recitazione approssimativa fanno del film un ibrido anonimo di cui non si sentiva affatto il bisogno. Pura carta carbone in cui innestare echi di ben altri film.

Dhanoa, interpretata da Tabu, è una donna divorziata che va a vivere con i due figli e il fratello in una casa nei boschi a cui si accede solo passando per un ponte stretto e pericolante che già nel primo passaggio dimostra di non essere molto sicuro. Vi sembra forse l’inizio della Casa? Si avvertono subito strane presenze che si aggirano per i boschi circostanti e dentro la casa, presenze che arrivano persino ad aggredire e violentare in diverse circostanze la donna. Vi sembra forse Entity? In un attacco particolarmente feroce la figlia della donna sparisce all’interno di un armadio. L’unico che può risolvere la situazione è una specie di santone/esorcista che, con i suoi poteri, scopre il passato di violenza accaduta in quel particolare luogo. Non ricorda Poltergeist?

Insomma, tutto sa di risaputo, la noia incombe, la ripetività sfianca, si sfiora il ridicolo quando alla fine appare un mostrone che assomiglia tanto a Eddie, la mascotte degli Iron Maiden e in più la lunghezza eccessiva - comunque abbastanza normale per un film Bollywoodiano - del film mette a dura prova la pazienza dello spettatore.

Fatevi un favore: evitatelo.

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